Endoderma

In anatomia con il termine endoderma si intende il foglietto embrionale più interno, che si forma all'inizio della terza settimana di vita intrauterina con la gastrulazione, per un processo di invaginazione delle cellule dell'epiblasto del disco embrionale.
L'endoderma dà origine all'intestino primitivo (anteriore, medio e posteriore), da cui derivano l'epitelio dell'apparato respiratorio, dell'apparato digerente e delle ghiandole ad esso annesse (fegato, pancreas, ecc.) e di una parte dell'apparato urinario.
In botanica con il termine endoderma o endodermide, si intende un tessuto tegumentale primario interno. È un tessuto primario tipico degli organi che hanno funzione assorbente e si trova pertanto nella radice, nei rizomi oppure nel fusto delle piante acquatiche.
È costituito da uno strato di cellule vive, prive di spazi intercellulari e localizzato tra il cilindro centrale e il cilindro corticale. Le cellule che lo compongono hanno le pareti tangenziali e radiali parzialmente impermeabilizzate con sostanze tipo suberina e lignina. Negli organi giovani l'impermeabilizzazione è ridotta ad una "fascia" che circonda appunto le pareti tangenziali e radiali dell'endoderma. Questa struttura fu osservata da Robert Caspary e viene definita "banda del Caspary". La funzione dell'endoderma è quella di impedire l'ingresso incontrollato di sostanze potenzialmente nocive nel sistema di conduzione della pianta. I fluidi, assorbiti nella parte esterna degli organi (es. dai peli radicali nella radice) non incontrano alcun ostacolo al loro fluire nei tessuti, potendo passare liberamente negli spazi intercellulari. Arrivati all'endoderma questo fluire è impedito e i liquidi sono costretti al passaggio all'interno delle cellule attraversando il plasmalemma e il protoplasto che effettuano dunque una sorta di funzione "filtro".