PDTA

In ambito sanitario, il trattamento di un problema di salute richiede frequentemente il contributo di più attori all’interno di un sistema inter-professionale, inter-disciplinare e multi-disciplinare. La complessità di un sistema, così organizzato, può creare condizioni favorenti la variabilità, i difetti di congruità, continuità e integrazione della cura, tutte condizioni che facilitano la possibilità di errore.

In ambito sanitario, il trattamento di un problema di salute richiede frequentemente il contributo di più attori all’interno di un sistema inter-professionale, inter-disciplinare e multi-disciplinare. La complessità di un sistema, così organizzato, può creare condizioni favorenti la variabilità, i difetti di congruità, continuità e integrazione della cura, tutte condizioni che facilitano la possibilità di errore.

L’approccio per processi, insito nella strutturazione di un “percorso diagnostico terapeutico assistenziale”, permette di valutare la congruità delle attività svolte rispetto agli obiettivi, alle linee guida di riferimento ed alle risorse disponibili, permette il confronto “benchmarking” e la misura delle attività e degli esiti con indicatori specifici, conducendo al miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza di ogni intervento.

La costruzione di un processo tecnico-gestionale, nel senso compiuto di “percorso”, definisce gli obiettivi, i ruoli e gli ambiti d’intervento, garantisce chiarezza delle informazioni all’utente e chiarezza dei compiti agli operatori, aiuta a migliorare la costanza, la riproducibilità e l’uniformità delle prestazioni erogate e, nel contempo, aiuta a prevedere e quindi ridurre l’evento straordinario, facilitando la flessibilità e gli adattamenti ai cambiamenti.

Il valore aggiunto dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali è insito nella valorizzazione dell’esito “outcome” come obiettivo e non tanto come prodotto, nel coinvolgimento multidisciplinare, che consente lo scambio di informazioni e la comprensione dei ruoli.

Condividere un percorso diagnostico terapeutico assistenziale non vuol dire comunque perdere autonomia e flessibilità, bensì utilizzare uno strumento che supporti lo svolgimento dei compiti e che sia d’aiuto in caso di contenzioso, con un costante adattamento alla realtà specifica ed una costante verifica degli aggiornamenti e dei miglioramenti.

La scelta di utilizzare l'espressione di "percorso diagnostico terapeutico assistenziale" per definire la tematica in esame è stata orientata da due fondamentali motivazioni:

1) il termine "percorso", più di altri termini, rende ragione sia dell’esperienza del cittadino/paziente, sia dell'impatto organizzativo che lo strumento dei PDTA può avere nella realtà aziendale che lo utilizza.
2) i termini "diagnostico", "terapeutico" e "assistenziale" consentono di affermare la prospettiva della presa in carico attiva e totale – dalla prevenzione alla riabilitazione – della persona che ha un problema di salute, per la gestione del quale, spesso, diventano necessari interventi multi professionali e multidisciplinari rivolti in diversi ambiti come quello psico-fisico, sociale e delle eventuali disabilità.

In tal senso i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali rappresentano la contestualizzazione di Linee Guida, relative ad una patologia o problematica clinica, nella specifica realtà organizzativa di un'azienda sanitaria, tenute presenti le risorse ivi disponibili. I PDTA sono quindi modelli locali che, sulla base delle linee guida e in relazione alle risorse disponibili, consentono un'analisi degli scostamenti tra la situazione attesa e quella osservata in funzione del miglioramento della qualità.. Quando si costruisce un PDTA risulta fondamentale indicare il suo ambito di estensione, qualificandolo come PDTA ospedaliero e/o PDTA territoriale. Quando un PDTA descrive il processo riguardante  un problema di salute nella sua gestione sia territoriale sia ospedaliera è possibile parlare di Profilo Integrato di Cura (PIC), percorso orientato alla continuità, all'integrazione e alla completezza della presa in carico.

I PDTA sono, in pratica, strumenti che permettono all'azienda sanitaria di delineare, rispetto ad una patologia o un problema clinico, il miglior percorso praticabile all'interno della propria organizzazione sulla base delle conoscenze tecnico scientifiche e delle risorse organizzative,professionali e tecnologiche presenti in Azienda.
Durante la fase dell’assistenza il team e il paziente definiscono il percorso terapeutico e l’infermiere case manager si preoccupa di accompagnare il paziente lungo tale percorso, evitando ogni duplicazione inutile e rapportandosi direttamente con i colleghi delle unità operative che avranno in carico il paziente.

Lo strumento attraverso il quale il case manager e i colleghi delle unità operative comunicano e si aggiornano è la cartella clinica contenente diagnosi infermieristiche, terapie e pianificazione assistenziale integralmente. Nonostante la qualità del PDTA non dipenda dal singolo ma dal lavoro di un team l’infermiere case manager ricopre numerose funzioni:
– Facilita la comunicazione tra i vari membri del team, sia internamente al PDTA, sia esternamente.
– Collaborando con i medici e i colleghi delle unità operative o dei servizi si assicurano che il paziente riceva le cure richieste.
– Raccoglie, durante il percorso, le informazioni cliniche e i dati utili al monitoraggio del processo assistenziale.
– Assicura continuità e coordinamento delle diverse attività assistenziali.
– Mantiene i contatti e supporta, se necessario, i familiari.
– Ha il più stretto rapporto con il paziente per cui concorre all’individuazione di qualsiasi disagio o problema psicologico del paziente e provvede per le eventuali risoluzioni.
– E’ il punto di contatto tra il personale medico e il paziente e i familiari per cui verifica l’adeguatezza del percorso di cura.
– E’ chi, analizzando e sintetizzando i dati ch definiscono i problemi infermieristici e interdisciplinari, concorre a definire gli obiettivi del paziente sia sul piano fisico, che psicologico, che sociale, ad esempio collabora con il medico onde evitare eccessivi stress emozionali del paziente durante il suo percorso terapeutico.
– Pur non essendo un medico, fornisce assistenza diretta durante l’esecuzione di esami diagnostici invasivi.
– E’ attento al rapporto costo-qualità delle cure che deve ricevere il paziente.

Pur essendo l’obiettivo generale di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale quello di offrire un percorso integrato e di qualità per la presa in carico assistenziale di una determinata tipologia di pazienti, in coerenza con le linee guida basate su prove di efficacia disponibili, è molto importante anche che si realizzino anche quelli che sono gli obiettivi specifici di un PDTA ovvero migliorare i tempi di attesa dell’appropriato iter diagnostico – terapeutico, ottimizzare e monitorare i livelli di qualità delle cure attraverso l’identificazione di indicatori di processo e di esito e attraverso la messa a punto di un sistema di raccolta e analisi dei dati, migliorare gli aspetti comunicativi con i pazienti.

Ovviamente si raggiungono entrambi gli obiettivi solo se si svolgono al meglio tutte le fasi del programma di case management:
– Screening dei pazienti con selezione dei casi da assegnare ai case manager
– Valutazione del caso
– Sviluppo di un percorso diagnostico – terapeutico assistenziale
– Monitoraggio continuo del paziente
– Attuazione del percorso
– Valutazione finale e chiusura del caso.

 

Potrebbero interessarti anche...