Terminologia Anatomica

Alla base di una corretta comprensione della materia è opportuno conoscere la terminologia che viene utilizzata in Ortopedia e che molto spesso essendo intuitiva permette il riconoscimento degli eventi che riguardano la fisiologia e la patologia dell’apparato locomotore.

L’articolazione della spalla è in realtà un’articolazione composita costituita da due articolazioni:

articolazione acromio-claveare e articolazione scapolo-omerale.

Alla base di una corretta comprensione della materia è opportuno conoscere la terminologia che viene utilizzata in Ortopedia e che molto spesso essendo intuitiva permette il riconoscimento degli eventi che riguardano la fisiologia e la patologia dell’apparato locomotore.

L’articolazione della spalla è in realtà un’articolazione composita costituita da due articolazioni:

articolazione acromio-claveare e articolazione scapolo-omerale.

Nella zona anteriore del torace ritroviamo l’articolazione sterno-claveare e le articolazioni sternocostali.

Il braccio costituito dall’omero che distalmente si articola con l’avambraccio mediante l’articolazione del gomito costituita a sua volta da due articolazioni: omero-ulnare e omero-radiale.

L’avambraccio distalmente si articola con la mano costituendo l’articolazione del polso costituita più propriamente dalla articolazione radio-carpica. Le ossa del carpo sono piccole ossa corte disposte su due filiere: la prossimale costituita da scafoide, semilunare, piramidale, pisiforme la distale trapezio, trapezoide, capitato, uncinato che articolandosi con le 5 ossa metacarpali permettono i vari movimenti della mano.

Le ossa metacarpali sono ossa lunghe che articolandosi con le ossa falangee permettono i movimenti delle dita della mano.

Il bacino o cingolo pelvico è costituito dalle ossa iliache (ove si distinguono ileo, ischio e pube) che posteriormente si articolano con l’osso sacro (parte terminale distale del rachide) , anteriormente si congiungono a livello del pube, e lateralmente si articolano a livello delle anche con gli arti inferiori.

L’anca o articolazione coxo-femorale è costituita da una cavità cotiloidea entro cui alloggia la testa del femore, si tratta di una articolazione con un ampio grado di movimento il cui perfetto funzionamento permette insieme con le altre articolazioni degli arti inferiori il mantenimento della stazione eretta e la traslazione del corpo umano nello spazio.

La coscia è costituita dal femore che prossimamente presenta una morfologia ed anatomia particolari. Si evidenzia una zona prossimale costituita dalla testa e dal collo del femore, una zona metafisaria trocanterica, una zona diafisaria centrale. Distalmente il femore presenta due zone globose, i condili che scivolano, rotolano e ruotano sul piatto tibiale, parte prossimale della tibia formando così l’articolazione del ginocchio. La rotula è un piccolo osso corto che posto nella regione anteriore del ginocchio (di cui fa parte) contribuisce a dare una maggiore potenza al movimento di flesso-estensione. In realtà esso è considerato un osso sesamoide ed è inserito nella parte tendinea del muscolo quadricipite.

A livello dell’articolazione del ginocchio dobbiamo tenere presenti le seguenti strutture anatomiche che hanno importanza per determinate patologie degenerative e traumatiche. Vanno così ricordati i menischi interno ed esterno a forma di semiluna, costituiti da fibrocartilagine e il cui ruolo è quello di ammortizzare le sollecitazioni tra i capi ossei armonizzandone i movimenti; i legamenti crociati anteriore e posteriore che impediscono, insieme con la capsula e le altre formazioni, lo spostamento anteriore e posteriore della gamba sul femore; i legamenti collaterali interno ed esterno; la capsula articolare; la capsula sinoviale; la cartilagine articolare la cui integrità è indispensabile per un perfetto movimento articolare.

La gamba è costituita dalla tibia e dal perone (o fibula); distalmente la gamba si articola con le ossa del tarso formando l’articolazione del collo piede (o caviglia).

Il piede è costituito da una parte posteriore o tarso (astragalo, calcagno, scafoide, cuboide, 1,2,3 cuneiforme), da una parte mediana (ossa metatarsali), una parte anteriore (ossa falangee). Le ossa del piede si articolano tra loro e pertanto è utile ricordare che si distingue una articolazione mediotarsica di Chopart (tra calcagno e astragalo da una parte e altre ossa dall’altra) ed un’articolazione di Lisfranc (tra cuboide e i tre cuneiformi da una parte e dalle 5 ossa metatarsali dall’altra).

Capsule articolari, tendini e muscoli contribuiscono a dare stabilità alle varie articolazioni.

A livello del ginocchio ad es. sono considerati elementi di stabilità passiva oltre ai capi ossei, la capsula articolare e i legamenti, elementi di stabilità attiva sono considerati i muscoli.

Il sinergismo funzionale tra muscoli agonisti e antagonisti è alla base sia della stabilità di una articolazione sia del movimento di essa.

Si distinguono pertanto a secondo del movimento che comportano muscoli flessori, estensori, abduttori (allontanano l’arto dal tronco), adduttori (avvicinano l’arto al tronco), rotatori esterni, rotatori interni.

Alcuni movimenti sono però complessi ed entrano in gioco diversi tipi di muscoli, così ad es. avviene nel movimento di circumduzione della spalla che implica i mm. Rotatori Abduttori e Adduttori.

Gli arti superiori prendono la loro innervazione, sia motoria sia sensitiva, dal plesso brachiale, questo è costituito dalla unione o anastomosi degli ultimi 4 nervi cervicali rachidei. Le branche terminali del plesso brachiale sono: n. circonflesso (che innerva la regione della spalla), n. muscolocutaneo (mm. anteriori del braccio ad azione flessoria del gomito), n. radiale, n. mediano, n. ulnare.

Gli arti inferiori prendono la loro innervazione dalle branche del plesso lombare e del plesso sacrale formati da radici nervose provenienti dalle vertebre lombari.

Vanno ricordati il nervo femorale o crurale (il più importante del plesso lombare) che innerva il m. quadricipite, il nervo grande sciatico che si suddivide infine nel n. sciatico popliteo esterno e n. sciatico popliteo interno.

Una paresi o paralisi del n. sciatico popliteo esterno o S.P.E. è relativamente frequente in numerose patologie: ernia del disco, conseguenze di interventi di protesi dell’anca, traumi e fratture di gamba etc. La sintomatologia è caratterizzata da ipoestesia in corrispondenza della superficie antero-esterna della gamba e sul dorso del piede, ma soprattutto da deficit della flessione dorsale del piede e marcatamente dell’alluce.

 

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