Infarto

Esistono 2 tipi di infarto, a seconda del tessuto colpito:

Esistono 2 tipi di infarto, a seconda del tessuto colpito:

Tessuti compatti come cuore, milza, reni, in cui non c’è doppia circolazione subiscono INFARTO BIANCO, chiamato così perché non c’è fuoriuscita di sangue dal tessuto.
Tessuti meno compatti e a doppia circolazione come fegato e polmoni subiscono INFARTO ROSSO, con fenomeno emorragico. Ma come è possibile che in una patologia da mancata perfusione come l’ischemia possa esserci un fenomeno emorragico? La perspicace quanto intelligente questione può essere felicemente esplicata pensando che nel sito infartuato si verifica un calo pressorio che porta a un reflusso venoso, o reflusso da circoli collaterali.

L’estensione del tessuto infartuato dipende dal tipo di tessuto colpito, dalla durata del fenomeno ischemico e dal grado di ostruzione dei vasi. Ad esempio i fibroblasti che sono cellule meno differenziate dei neuroni resistono meglio a una ischemia, anche per ore.
L’infarto può essere aggravato dal fatto che con ipovascolarizzazione aumenta il metabolismo anaerobico e quindi il tessuto entra in acidosi lattica.

Ma può anche essere aggravato da un aumento della viscosità del sangue da ematocrito elevato (> 46%)

Nelle prime ore i vasi sono come paralizzati, e si instaura uno stato infiammatorio con effetti sistemici:
Ipertermia,
Aumento della VES
Presenza di proteine della fase acuta

Poi avviene una riorganizzazione della zona infartuata con:
Tessuto di granulazione
Se il tessuto colpito non è in grado di rigenerarsi c’è sostituzione di tessuto necrotico con tessuto fibroso con formazione di vere cicatrici come nella guarigione.

Se ripristino la vascolarizzazione del tessuto, a seconda del tipo di tessuto e del tempo passato in ischemia avrò effetti diversi.
Esiste infatti un “punto di non ritorno” caratteristico per tutti i tessuti oltrepassato il quale si ha necrosi tissutale con danno da riperfusione.

 


 

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