Screening Neonatale

gli screening neonatali servono a riconoscere un neonato malato apparentemente sano. È un’indagine attraverso la quale cerchiamo di individuare se i bambini hanno una patologia sub-clinica, che ancora non manifestano in maniera chiara.

Lo screening è l’applicazione sistematica di metodiche atte ad individuare precocemente patologie o soggetti a rischio. È quindi una forma di prevenzione secondaria, che consente la diagnosi precoce di  una malattia prima che appaiano i segni e i sintomi tipici clinicamente rilevabili. Oltre ad identificare  precocemente la patologia dobbiamo poter intervenire altrettanto precocemente modificando la mortalità, la morbilità o quanto meno la disabilità ad essa associata.

Non tutte le patologie possono essere sottoposte a screening ;  vi sono dei criteri per stabilirle. Deve essere una malattia importante ( un problema di salute pubblica, una patologia comunque frequente), con costi sanitari elevati. Deve essere disponibile un trattamento efficace, sarebbe inutile altrimenti individuare precocemente la patologia. Inoltre deve esserci un test appropriato: semplice, riproducibile, affidabile non dannoso, di basso costo.  Si deve conoscere la storia naturale della malattia e come un trattamento precoce possa eventualmente modificarla, migliorandone la prognosi.

In Italia alcuni test di screening neonatale sono diventati obbligatori  dal 1992 (legge 104). In Calabria sono 3 : ipotiroidismo congenito, fenilchetonuria,  e la fibrosi cistica. Gli screening delle tre patologie vengono effettuati con il prelievo di una goccia di sangue (capillare) dal tallone in 4a-5a giornata di vita. Il sangue, trasferito su carta bibula, viene inviato al centro screening regionale; in Calabria si trova a Mater Domini.

Ai genitori il risultato dello screening viene comunicato soltanto quando è positivo. Vi possono essere condizioni borderline, condizioni in cui il test non è francamente positivo ma i valori sono leggermente più alti rispetto ai range di normalità; in questo caso il test va ripetuto per eventualmente confermare l’anomalia riscontrata.

IPOTIROIDISMO CONGENITO: Rappresenta una condizione caratterizzata da una diminuzione dell’attività secretoria della tiroide. Parliamo di forma primitiva se la problematica è a partenza dalla tiroide (con conseguente aumento del  TSH come compenso) , o forma secondaria, se la patologia è a livello ipofisario. Nel 90% dei casi si tratta di forma primitiva (tiroidea).

Gli ormoni tiroidei, agiscono su diversi organi e tessuti stimolando la loro azione e la loro proliferazione. Nell’ipotiroidismo congenito l’assenza di ormoni tiroidei determina a livello di questi organi e tessuti un rallentamento di tutti i processi metabolici.  Di recente, sono uscite le nostre linee guida nazionali (italiane). Fino allo scorso anno si faceva riferimento a quelle americane. Essendo popolazioni diverse vi erano problematiche dal punto di vista dei cut-off.

CAUSE     →     Distinguiamo forme permanenti o transitorie.

Le forme permanenti sono dovute a difetti primitivi che permangono per tutta la vita del bambino a causa di patologie della tiroide. Le disgenesie tiroidee sono le principali: agenesia  della ghiandola, ectopia, ipoplasia o emiagenesia.  Inoltre, come succede in Calabria, stanno emergendo le cosiddette disormonogenesi, condizioni nelle quali  la ghiandola tiroidea è integra e in sede, ma risulta essere alterata la produzione degli ormoni; sono  alterati diversi  geni coinvolti nei meccanismi del signaling del TSH. Più rare sono le forme da mancata risposta periferica, in cui risulta essere alterato il trasporto o comunque sono presenti condizioni di resistenza agli ormoni tiroidei.

Le forme transitorie sono quelle che ci creano più problemi, nel senso che mettono particolare ansia alle madri ma che non vengono poi confermate successivamente; ossia si ha una debole positività allo screening però  al successivo controllo  sul siero non si conferma questo valore. È dovuto per esempio a patologie materne (es. tiroiditi), utilizzo di farmaci antitiroidei, importante sofferenza perinatale, prematurità (il bambino al prelievo deve superare almeno i 2 Kg di peso ; con un peso minore  lo screening viene comunque effettuato ma avremo un falso positivo). In tutti questi casi il test va ripetuto e se si riconferma effettuiamo poi il dosaggio sul siero).

Incidenza: Effettuiamo lo screening perché è una patologia comune: 1/2900 nati vivi. La Calabria è una regione endemica per quanto riguarda tutte le patologie della tiroide.

Facciamo lo screening per questa patologia perché alla nascita i segni  e i sintomi sono assenti o comunque aspecifici, lievi che solo un occhio esperto riesce ad individuare. La diagnosi precoce è importante perché se non viene effettuata la terapia correttamente e precocemente il bambino potrebbe andare verso un progressivo rallentamento dell’accrescimento (nanismo), un ritardo dello sviluppo psicomotorio e un ritardo mentale (cretinismo).  Oggi il cosiddetto cretinismo non si vede più  (erano quei bambini bassi, tozzi, ritardati, che si vedevano in passato nei paesi ). Per questa patologia si può effettuare lo screening anche perché la terapia è semplicissima, banalissima e consiste nel trattamento sostitutivo che oggi si effettua con somministrazione di levotiroxina sintetica in un’unica dose al giorno.

Lo screening si effettua nei centri nascite sempre allo stesso modo: prelievo dal tallone in 4a-5a giornata, assorbimento su carta bibula, si invia il cartoncino al centro screening dove vengono dosati il FT3,  FT4 e ilTSH. Se il TSH risulta essere superiore a 10 micro U/ml viene informato il centro nascita che disporrà, nel centro del  follow-up, il passaggio successivo: un dosaggio, questa volta sul siero. Questo processo fa sì che il bambino abbia la diagnosi e inizi la terapia entro massimo 1 mese.

I segni da ipotiroidismo in un neonato, come dicevo sono molto sfumati e oggi rari da vedere: una fontanella anteriore ampia, una fontanella posteriore apprezzabile, una facies caratteristica, (tonda con lineamenti grossolani), macroglossia, cute e capelli secchi, cute marezzata, tendenza  a torpore e sonnolenza, ipotonia, ittero prolungato, stipsi, ernia ombelicale (per ipotonia dei muscoli retti).

Diagnosi: dopo l’anamnesi e l’esame clinico facciamo il prelievo  sul braccino e dosiamo gli ormoni sul siero (FT3, FT4, TSH etireoglobulina). Gli anticorpi per familiarità per quelle forme legate a tiroiditi nelle madri.

In passato si faceva  l’Rx del ginocchio per valutare la  maturità ossea (che attualmente non facciamo perché non modifica la prognosi). Invece viene effettuata subito nei bambini l’ecografia della tiroide. Questa rappresenta il primo livello, essendo un indagine non invasiva che ci indirizza verso le disgenesie, distinguendole dalle disormonogenesi. Il secondo livello è rappresentato dalla scintigrafia, utile per valutare forme da ectopia, agenesia, o ipoplasia .

TERAPIA: Il vantaggio di questa patologia è che se viene individuata precocemente può essere intrapresa la terapia con l’eutyrox (eutiroxina). È una compressina minuscola che sciolta in un cucchiaino di acqua viene fatta assumere al bambino sempre al mattino, a digiuno, 20-30 minuti prima della poppata  o, in età più avanzata,  prima della colazione (per stabilire una consuetudine, poiché parliamo di una patologia cronica).

Dosaggio: 10-12 µg/kg/die (il calcolo viene effettuato settimanalmente, poiché la tiroxina ha un’emivita di 7 giorni).

FOLLOW-UP: Posta la diagnosi di ipotiroidismo congenito il bambino inizia un processo di follow-up. Quest’ultimo prevede controlli periodici con :valutazione anamnestica; valutazione dei parametri auxologici  (per fortuna, tranne se non ci sono comorbilità, i bambini che effettuano correttamente la terapia presentano una crescita nella norma); esame clinico, esame  neurologico , e valutazione ormonale periodica. Il primo follow-up  viene effettuato dopo  4 settimane, ma spesso  anche dopo 2-3 settimane dalla diagnosi, perché dobbiamo vedere se c’è  un calo del  TSH con l’aumento degli ormoni.  Dopo il follow up si esegue ogni 3 mesi fino al secondo anno di vita, e poi ogni 6 mesi.

Effettuiamo, nei bambini più grandicelli, per quelle che sono le problematiche legate alla maturazione ossea e allo scarso accrescimento, l’Rx del polso e della mano sinistra . Ci fa vedere quanto realmente le ossa del bambino crescono. È fondamentale anche una valutazione neuropsichiatrica. Le visite neuropsichiatriche sono al compimento del primo e del secondo anno di vita, poi tra i 4 e i 6 anni con l’inserimento a scuola, poi tra i 7 e i 10 anni  e intorno ai  12-14.

In realtà lo sviluppo psicomotorio è influenzato  da diversi fattori : dall’ eziologia, dalla precocità della diagnosi e quindi dall’inizio della terapia, adeguatezza e aderenza della terapia, regolarità dell’assunzione   (tutti i giorni e sempre a digiuno), condizione sociale, economica e culturale, malformazioni associate. Queste ultime sono generalmente malformazioni  cardiache per cui è preferibile effettuare una valutazione ecocardiografica. Le malformazioni renali sono invece trascurabili.

FENILCHETONURIA: La fenilchetonuria (PKU) è una patologia che viene  trasmessa con modalità autosomica recessiva ed è dovuta ad un difetto di un enzima , la fenilalanina idrossilasi (PAH). Mancando questo enzima si assiste ad un mancato metabolismo della fenilalanina a tirosina. Oppure nelle forme più rare e maligne manca un coenzima, la tetraidrobiopterina (BH4); in questo caso la fenilalanina non riesce più ad essere metabolizzata e  si accumula o comunque si accumula il fenil-piruvato ( perché viene potenziata questa via di delezione essendo bloccata l’altra via che porta alla tirosina).

Come tutte le patologia da alterazione dell’enzima, succede che bloccando l’enzima manca il passaggio al prodotto che è la tirosina e si vanno ad accumulare un substrato di fenilalanina e/o  il metabolita (e quindi il fenil-piruvato). Queste andandosi ad accumulare causano un’intossicazione che rappresenta la problematica della patologia.

SEGNI E SINTOMI: Le problematiche sono soprattutto a livello encefalico con ritardo dello sviluppo psicomotorio, ritardo mentale, microcefalia, ipertono muscolare, iperreflessia ed ipercinesia,  tremori , convulsioni (con maggiore rischio di epilessia), autismo, disturbi del linguaggio e della deambulazione.

DIAGNOSI: Grazie allo screening neonatale la diagnosi viene effettuata precocemente, prima che i segni e i sintomi appena descritti siano manifesti. Poi si effettua la valutazione renale dei metaboliti (del fenil-piruvato e dei vari metaboliti) e soprattutto attraverso il dosaggio della fenilalanina plasmatica riusciamo a dosare e quindi a valutare anche il livello di iperfenilalaninemia. Ma sicuramente il gold standard , per avere la certezza, si basa sull’analisi molecolare. Il gene della fenilalanina idrossilasi è stato individuato sul cromosoma 12

Lo screening per la PKU viene effettuato attraverso il test di Guthrie : è un dosaggio semiquantitativo  della fenilalanina nel sangue (su spot)   fatto sempre con il prelievo capillare dal tallone del bambino. Il compito di questo test è quello di rilevare i livelli di fenilalanina plasmatica  utilizzando una coltura batterica che ha la capacità , intrisa dell’ amminoacido,  di crescere in un terreno di coltura. In base al diametro raggiunto dalla colonia batterica, si stabilisce il livello di fenilalanina presente nel nostro campione.

TERAPIA: Con questo screening identifichiamo precocemente, nei primi mesi di vita, la patologia, riusciamo poi a valutare quella che è la tolleranza e ad applicare immediatamente un’adeguata dieto-terapia .

È una dieto-terapia a basso contenuto di fenilalanina quindi facilmente effettuabile. I valori sierici dell’amminoacido sono patologici se superano i2mg/dl.

  • Se il valore è tra 2-6 mg/dl parliamo di iperfenilalaninemia (non sono condizioni fenilchetonuriche)
  • Quando il valore è tra 6-10mg/dl si tratta di una fenilchetonuria lieve.
  • Quando il valore è  tra 10-20 mg/dl parliamo della forma moderata.
  • Quando il valore supera i 20mg/dl parliamo della forma severa, la fenilchetonuria classica.

Esiste quella che è la vecchia fenilchetonuria maligna che è dovuta al deficit di un coenzima della fenilalanina idrossilasi, la tetraidrobiopterina. Colpisce solo l’1-5% dei bambini con PKU, però è caratterizzata da un importante coinvolgimento neurologico e dello sviluppo neuropsicomotorio. Questi soggetti oltre alla terapia dietetica necessitano della somministrazione del coenzima.

La terapia è una dieto-terapia. L’obiettivo della terapia è quello di ridurre la quota di fenilalanina. La dieta dipende dall’età, dai valori sierici dell’amminoacido, dalla tolleranza iniziale, dalla copertura dei fabbisogni. Si parte con la somministrazione di latte senza fenilalanina per ridurne i livelli. Quando questa è rientrata nei  range di normalità, viene reinserita nella dieta in base ai fabbisogni del bambino ed ai valori riscontrati. I problemi cominciano con il divezzamento; teoricamente questi bambini crescendo non potrebbero mangiare latte, pesce uova e formaggi perché  sono tutti ad alto contenuto proteico e quindi di fenilalanina. In realtà ne consumano piccole quantità. Vi sono dei prodotti specifici che garantiscono un apporto bilanciato dei nutrienti necessari.

L’obiettivo della terapia è quello di ridurre i livelli di fenilalanina postprandiale tra i 2 e i 6 mg/dl. Sopra i 10 anni anche 2-8 mg/dl. È importante mantenere la tirosina postprandiale tra 50 e 100 µmol/L . Come vi dicevo in caso di assenza di BH4 va anche somministrata la tetraidrobiopterina. È comunque  fondamentale mantenere un buono stato nutrizionale, una normale crescita e prevenire il ritardo mentale. La dietoterapia seguita con attenzione e costanza garantisce un normale sviluppo psicofisico dei pazienti con  un normale inserimento scolastico e nel mondo del lavoro. In sostanza iniziando presto la terapia modifichiamo la storia naturale della patologia e i bambini avranno una crescita normale.

FIBROSI CISTICA: È una patologia, che a differenza delle precedenti, ha un impatto sulla morbilità/mortalità del bambino molto elevata. È una malattia multi-sistemica a prognosi spesso infausta. È una malattia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva, dovuta a una mutazione del gene CFTR, codificante una proteina di membrana che regola il trasporto del cloro, con alterazione di conseguenza  del secreto di tutte le ghiandole endocrine.

È una patologia multi sistemica e progressiva che colpisce diversi apparati, soprattutto quello respiratorio e gastrointestinale

Epidemiologia:  1/2500-3000, anche se i portatori sono piuttosto comuni. Il gene interessato è sul cromosoma  7 e  presenta diverse mutazioni (responsabili della malattia); quella più comune è la delezione in posizione 508 che determina una alterazione della formazione della proteina.

In base alle diverse mutazioni e alterazioni che possono interessare il gene CFTR  possiamo distinguere 6 diverse classi.

  • Classe I: mutazioni nonsense o frameshift  che bloccano la trasduzione del segnale e determinano la mancata produzione della proteina.
  • Classe II: difetto della maturazione della proteina e mancata migrazione sulla membrana cellulare.
  • Classe III: mutazioni missense che alterano la regolazione del canale del cloro.
  • Classe IV: mutazioni missense che alterano la conduttanza del canale.
  • Classe V: mutazioni in cui non è interessato direttamente il gene ma sono alterate le regioni che regolano la produzione e la trascrizione dell’mRNA (promotori)
  • Classe VI: mutazioni che alterano la stabilità della proteina a livello cellulare.

La problematica è dovuta al fatto che il CFTR è diffusamente espresso in diverse cellule (a livello dell’epitelio delle vie aeree, dell’apparato gastrointestinale, delle ghiandole sudoripare e a livello dell’apparato genitale). Con l’alterazione di questa proteina che cosa si determina?

L’attività del canale ionico è alterata; è alterata la capacità di regolare la risposta immunitaria innata, in particolare verso lo Pseudomonas aeruginosa  ( questi soggetti sviluppano spesso infezioni respiratorie da Pseudomonas antibiotico-resistenti);  è alterata la regolazione dei processi infiammatori, con influsso sia sulle chemochine che sui neutrofili.

SEGNI E SINTOMI: Quindi questi bambini hanno un problema specialmente perché hanno alterato il canale del cloro. Perché alterando questo canale, situato sulla porzione luminale di diversi epiteli, si crea un eccessivo assorbimento di sodio, di cloro e di acqua. Questo fa sì che le loro secrezioni, i fluidi presenti nei vari epiteli (gastrointestinale, nei bronchi…) sono densi e non riescono più a “muoversi “ ( non si realizza la clearance muco ciliare). Questo rappresenta un ambiente ideale per i batteri, anche per i saprofiti, i quali riescono a proliferare  e a determinare processi infettivi cronici. I soggetti hanno continuamente infezioni croniche con bruttissime riacutizzazioni. La problematica respiratoria è quella che determina la principale morbilità e mortalità di questi bambini. Però essendo interessati tutti i secreti viene anche alterata la secrezione pancreatica, con fenomeni ostruttivi. Un segno tipico è il sudore salato perché manca l’assorbimento del cloro e quindi il sudore risulta essere più ricco di sodio.

Dicevo che è una patologia multi sistemica, infatti tutti gli organi e gli apparati sono interessati. Oltre a quello polmonare e a quello intestinale che sono i principali, abbiamo il coinvolgimento del fegato con il rischio in forme avanzate di steatosi epatica, ipertensione portale, cirrosi biliare, osteoartropatie, osteoporosi, azospermia, amenorrea, ritardi puberali…

In particolare in età pediatrica spesso la diagnosi viene sospettata in presenza di ileo da meconio. Già in realtà noi lo sospettiamo in quella che è la mancata emissione di meconio. Ricordo che tutti i neonati emettono il meconio, ossia le prime feci scure nero/verdastre, entro le prime 24-36 ore. Una ritardata emissione  rappresenta spesso un campanello d’allarme e porta gli stessi neonatologi a segnalarlo al pediatra per valutare se bisogna fare approfondimenti. Oppure si può configurare un vero ileo da meconio,  una forma di occlusione intestinale molto importante perché queste prime feci sono così dense e vischiose che non si muovono; il bambino va in a occlusione e si determina  un quadro di addome acuto.

Essendo  alterata  la secrezione a livello pancreatico si viene a creare un’insufficienza della funzione pancreatica che si manifesta con steatorrea, con difficoltà nell’assorbimento delle proteine, dei grassi e con ritardo nell’accrescimento. Tutto questo determina deficit ponderale, addome globoso e deficit nutrizionale.

La problematica respiratoria dal punto di vista dell’impatto clinico è la più importante;i bambini sviluppano bronchioliti  nel primo anno di vita, tosse catarrale con importante espettorazione, etc. Queste persone presentano delle forme croniche di infezioni alternando periodi di asintomaticità con periodi di infezioni acute.

La progressione e la compromissione polmonare sono inevitabili; si ha una progressione verso forme di insufficienza respiratoria, cuore polmonare cronico. Per fortuna grazie alla diagnosi precoce e alla terapia possiamo ritardare il più possibile queste problematiche. Altri disturbi sono l’azospermia nei maschietti,  amenorrea secondaria dovuta a ridotta pervietà dei condotti , anche le tube hanno un’alterazione muco ciliare.  Viene interessata anche tutta la via urogenitale. Più rare cirrosi, pancreatiti, maggiore rischio di rino-sinusiti, Tutti gli epiteli sono coinvolti.

DIAGNOSI: Lo screening è basato sul dosaggio del tripsinogeno immunoreattivo (IRT) fatto sempre su quello spot  di sangue  dal tallone. È correlato prevalentemente con la problematica a livello pancreatico. Infatti il sospetto di danno pancreatico è compatibile con la fibrosi cistica, però non è specifico.  Ci dice che la funzionalità pancreatica è alterata perché non riesce a “mandare” attraverso le vie biliari il tripsinogeno e di conseguenza i suoi livelli aumentano a livello del sangue. Cosa facciamo?  Anche in questo caso se  l’IRT   è elevato ripetiamo il prelievo dopo 1-3 settimane. Se anche questo secondo test di screening è positivo allora è maggiore il sospetto che possa esserci una fibrosi cistica e la diagnosi viene confermata con il test del sudore. Quindi ipertripsinemia e aumento del tripsinogeno nel sangue; il primo cut-off è 55 ng/ml,  il secondo cut-off è di 30 ng/ml ( il valore del secondo cartoncino è sempre diverso dal primo, si abbassa  perché varia l’età del bambino; questo discorso vale anche per l’ipotiroidismo). Quindi facciamo una prima determinazione, se è positiva facciamo una seconda determinazione, se anche questa è positiva effettuiamo il test del sudore.

Fino a qualche tempo fa lo facevamo anche nel nostro reparto. Attualmente il centro fibrosi cistica per il follow-up si trova a Lamezia Terme. Per il test del sudore il bambino deve avere almeno 2 settimane di vita con un peso superiore ai 3 Kg, non deve avere malattie acute, non deve avere assunto da poco cortisonici, non deve avere febbre e non deve avere un eczema a livello cutaneo.  Il nostro obiettivo è quello di far sudare il bambino, raccogliamo questo sudore, per valutare quanto cloro è presente. Con delle goccine di pilocarpina andiamo a stimolare le ghiandole sudoripare di una regione dell’avambraccio, sulla superficie volare. Tramite due pinze applichiamo una piccola scossa elettrica per 10-15 minuti. Applichiamo poi una speciale carta assorbente e facciamo muovere il bambino per farlo sudare il più possibile. Se il cloro presente è inferiore a 40mEq/l il test è negativo, il bambino è in condizione di normalità; se invece è tra 40 e 60 mEq/l c’è il sospetto, quindi è consigliabile ripetere il test; se è sopra i 60 rappresenta  una condizione di test patologico.

Ma qual è il gold standard?  Come per tutte queste patologie la diagnosi di certezza è l’analisi molecolare attraverso l’indagine a livello del cromosoma 17 . Come dicevo il 70% dei casi è dovuta a questa mutazione, la delezione ΔF508. Siccome copre il 70% dei casi attualmente i vari test che sono disponibili valutano circa 30 mutazioni tutte associate alla forma classica di fibrosi cistica (questa è la più comune ma ce ne sono diverse).

Che cosa ci ha dato di più lo screening di fibrosi cistica? Migliora l’outcome nutrizionale, perché trattiamo l’ostruzione intestinale, effettuiamo velocemente la somministrazione degli enzimi pancreatici deficitari. Ma soprattutto facciamo migliorare la funzionalità polmonare nelle epoche successive, perché possiamo insegnare al bambino come comportarsi. Si può prevenire il danno, evitare precocemente la problematica ossea e la problematica respiratoria, senza far sì che si arrivi ad una fase avanzata di patologia.

TERAPIA: L’obiettivo della terapia polmonare è quello di pulire le vie aeree, evitare  che le secrezioni rimangano e che rappresentino un covo per i germi, e controllare le infezioni. È necessario effettuare una corretta terapia inalatoria con umidificatori, farmaci antinfiammatori, broncodilatatori, mucolitici, fisioterapia e la terapia antibiotica. Basta un banale raffreddore in questi bambini per causare seri problemi.

Attualmente  grandi miglioramenti della prognosi sono determinati dal trapianto polmonare (rappresenta la nuova speranza della fibrosi cistica). È  importante l’ingresso nella finestra trapiantologica, cioè non  tutti i bambini sono candidati al trapianto  (più che altro parliamo già di adulti). Il paziente non deve stare troppo male ma nemmeno troppo bene (nel primo caso in una persona che sta per morire non ha senso un trapianto, viceversa non è candidabile al trapianto).  I criteri usati per l’inserimento nella lista sono per es. aspettativa di  vita  inferiore ai 2 anni, una frazione respiratoria (FEV1) inferiore al 30%, una importante ipossia (PaO2<55 mmHg), una importante ipercapnia (PaCO2>50 mmHg), una stabilità psicologica. In poche parole, il soggetto sta male ma non sta morendo. Attualmente la possibilità di effettuare il trapianto, che fanno in pochissimi centri, rappresenta uno dei fattori fondamentali nel miglioramento della prognosi.

Altri parametri da considerare sono il progressivo peggioramento dello stato generale, l’aumento della frequenza   dei ricoveri,  l’insufficienza respiratoria intrattabile, il decremento ponderale e in generale la maggiore incidenza e durata dei cicli di terapia antibiotica..

SCREENING METABOLICO ALLARGATO: Attualmente si sta proponendo lo screening allargato. È uno screening che si effettua sempre con quel cartoncino (goccia di sangue dal tallone in 4a-5a giornata);  si possono andare a effettuare  contemporaneamente la valutazione tramite la Spettrometria Tandem Mass  di circa 40 malattie metaboliche congenite , per cui si cerca di effettuare lo screening obbligatorio ma risulta essere molto difficile. I vaccini su cui si sta lavorando sono  per numerosissime patologie che appartengono ai difetti degli aminoacidi, degli acidi organici, i difetti del ciclo dell’urea, il metabolismo degli acidi grassi. Per molte di queste patologi e è possibile diagnosticare precocemente sempre con quella goccia di sangue.

Qual è il vantaggio di queste tecniche? Che vediamo la diagnosi precoce pre-clinica; è possibile iniziare una terapia precoce migliorando sempre la prognosi , modificando l’evoluzione della malattia. Però c’è una discrepanza tra la possibilità offerte dalla tecnologia di diagnosticare e la possibilità di intervento,  poiché   molte di queste patologie , anche se diagnosticate precocemente, sono spesso ad esito infausto.

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