Malattie Renali

Le malattie renali sono condizioni patologiche che colpiscono circa una persona su dieci nel mondo. L’insufficienza renale rappresenta un problema in continua crescita, con importanti implicazioni sia per la salute della persona che ne è affetta, che per gli elevati costi sociali ed economici. Nei Paesi occidentali negli ultimi anni si è verificato, contemporaneamente all’aumento dell’età media, un marcato incremento della prevalenza di condizioni morbose, quali ipertensione arteriosa, diabete mellito, obesità, che rappresentano, accanto alla familiarità per le malattie renali e all’abuso di farmaci antinfiammatori, importanti fattori di rischio di nefropatia. In Italia si è giunti a parlare di “pandemia” dell’insufficienza renale cronica sulla base delle stime nella nostra popolazione di circa 10 milioni di soggetti obesi, 15 milioni di ipertesi e circa 5 milioni di pazienti diabetici.

Circa il 10% di questi sviluppa un danno renale, pertanto, è possibile affermare che circa un milione di persone va incontro all’insufficienza renale cronica. Nel nostro Paese si è registrato un incremento dei pazienti in dialisi di circa il 4% all’anno: oggi, infatti, circa un italiano su 1000 deve ricorrere per sopravvivere al trattamento dialitico che incide profondamente sulla spesa sanitaria nazionale se si pensa che un anno di terapia dialitica costa allo Stato circa 35.000 euro per ogni singolo paziente.

Per comprendere l’importanza di una maggiore attenzione della popolazione alle malattie renali, è necessario sottolineare che nei pazienti con ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità, che costituiscono la cosiddetta sindrome metabolica, si riscontra un maggior rischio di danno renale rispetto alla popolazione generale. Purtroppo, anche dopo correzione di questi fattori, la progressiva riduzione della funzione renale rappresenta un fattore di rischio indipendente per infarto miocardico, scompenso cardiaco e ictus cerebrale, che incide sulla mortalità in misura maggiore rispetto a soggetti della stessa età con lo stesso profilo di rischio.

Oggi, si ritiene che l’uso di inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina II (ACE-inibitori) e gli antagonisti recettoriali dell’angiotensina II (ARB) siano gli strumenti fondamentali da utilizzare nella prevenzione della malattia cardiovascolare e della progressione della nefropatia cronica, insieme all’astensione dal fumo, alla riduzione del peso corporeo, al controllo di glicemia e dislipidemia e all’incremento dell’attività fisica. Da questi presupposti si evince la necessità di una diagnosi precoce del danno renale per cercare di limitare il più possibile il numero di pazienti che giungono allo stadio finale dell’insufficienza renale cronica e la morbilità e mortalità ad essa correlata.

Un aspetto caratteristico delle malattie renali è il decorso asintomatico fino allo stadio di malattia renale cronica avanzata, caratterizzata da pallore, nausea, vomito, insonnia, gonfiore alle gambe, alle caviglie, al volto e alle mani, perdita di appetito, prurito, ipertensione arteriosa. In Italia vivono più di 5 milioni di persone che, pur avendo un danno renale, non ne sono consapevoli e sottovalutano l’eventuale insorgenza di sintomi e segni precoci quali nicturia (necessità di urinare durante la notte), anomalie urinarie, ipertensione, senso di stanchezza. Pertanto, nella pratica clinica l’identificazione dei soggetti a rischio si impone come una priorità. La Società Italiana di Nefrologia e la Fondazione Italiana del Rene aderiscono all’iniziativa promossa dalla Società Internazionale di Nefrologia e dalla Federazione Internazionale delle Fondazioni del Rene della Giornata Mondiale del Rene per richiamare l’attenzione sulle malattie renali e per divulgare nella popolazione i soggetti con una disfunzione renale e che quindi richiedono una più attenta osservazione da parte di uno specialista.

Per prevenire ed individuare eventuali malattie renali è sufficiente sottoporsi ad un semplice check-up che comprende: la misurazione della pressione arteriosa (i livelli ottimali devono essere al di sotto di 130/80 mmHg), un esame urine per individuare la presenza di proteine o di altre anomalie urinarie ed eseguire il dosaggio della creatinina nel sangue, che rappresenta un indice dell’entità della compromissione della funzione renale. Qualora questi esami fossero alterati, è indicato sottoporsi ad un’ecografia renale, esame di semplice esecuzione e non invasivo, per valutare la morfologia renale ed eventuali alterazioni strutturali. Se il check-up risulta positivo, d’accordo con il medico di Medicina generale, il paziente deve essere inviato dallo specialista nefrologo, mentre se è negativo, è necessario ripetere gli esami una volta all’anno nei soggetti a rischio (anziani, ipertesi, diabetici, obesi).

 

 

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