Censimento

Le tecniche della conoscenza: Per analizzare una popolazione bisogna partire dal determinare l’ammontare della popolazione. Le metodologie del conteggio sono diverse e schematicamente se ne distinguono due tipi:

a) puntiale: singola o ripetuta nel tempo, ad esempio censimenti o indagini campionarie.

b) continua: la registrazione degli eventi demografici e’ effettuata man mano che questi avvengono (es. anagrafe, ufficio di stato civile).

La popolazione italiana attraverso i censimenti : La popolazione residente in Italia, che censita nel 1998, leggermente aumentata rispetto alla popolazione residente registrata nel 1991. Tale lieve aumento è coerente con l’incremento della popolazione che nell’ultimo secolo ha raddoppiato il suo ammontare. teoria della transazione democratica: prima fase lo Stato socio sanitario del paese risulta essere molto precario; si è in presenza di un’elevata natalità e di un altrettanto elevata mortalità; il saldo naturale risulta moderato. Seconda fase di transizione. Nel paese in esame si assiste a un miglioramento delle condizioni socio sanitarie: si è in presenza di una natalità ancora elevata, che si riduce lentamente mentre le si contrappone un decremento marcato della mortalità; il saldo naturale presenta un incremento notevole con un conseguente aumento della popolazione, in special modo per quanto riguarda le fasce di età più basse. Fase tre lo Stato socio sanitario del paese risulta essere molto elevato; si è in presenza di bassa natalità e bassa mortalità; il saldo naturale risulta moderato o addirittura di segno negativo.

Questo andamento in tre fasi è quello previsto dalla teoria della transizione demografica; il passaggio attraverso le tre fasi e tanto più evidente quanto più il miglioramento socio sanitaria di un paese risulta essere non il prodotto di situazioni interne al paese stesso, ma la risultante di aiuti esterni. Sono questi ultimi a permettere un rapido decremento della mortalità non accompagnato da decremento della natalita’. Il fenomeno, come facilmente comprensibile, comporta rilevanti conseguenze in campo economico e socio sanitario. Esistono notevoli differenze regionali nel processo di invecchiamento demografico: mentre nel sud della natalità ha ancora valori che si attestano fra 10 e 12 x 1000, nelle regioni del Nord essa è compresa fra 6 e otto. Un indicatore che illustra in campo demografico ha la capacità di ricambio della popolazione e l’indice di vecchiaia. L’indice di vecchiaia è passato dal 45,8% del 1971 al 96,6% del 1991. Gli indicatori consentono di due punti

– analizzare la popolazione presente in un determinato luogo geografico in un determinato istante;

– Analizzare le modificazioni delle caratteristiche di una stessa popolazione che si sono verificate nel tempo;

– confrontare le popolazioni differenti;

La configurazione di tale piramide delle età viene definita a botte ed è caratteristica della terza fase della teoria della transizione democratica, quando sia la natalità sia la mortalità hanno raggiunto i livelli minimi.

Infatti nel secolo scorso le statistiche presentavano per l’Italia una situazione caratterizzata sia da elevata natalità sia da elevata mortalità.

L’andamento della mortalità in Italia: nell’ultimo secolo si è verificato un calo della mortalità, con una allungamento progressivo della vita media parentesi tonda(più accentuato per il sesso femminile anche per quello maschile).anche se l’andamento decrescente del tasso di mortalità è un valido segnale del miglioramento delle condizioni socio sanitarie del nostro paese, non ci si può fermare alla semplice analisi di un dato che riassume in sé un quadro ben più complesso.

Sulla base dei principali gruppi di calze, si osserva che le morti per patologie infettive e parassitarie sono pressoché azzerate grazie al miglioramento delle condizioni di GM che, del benessere e della possibilità di prevenzione e cura; ma contemporaneamente si assiste a un incremento delle morti per patologie tumorali e cardiovascolari.

Ciò è dovuto, e evidentemente, alla prolungamento della vita e quindi all’accumularsi nel tempo dell’azione nociva di fattori che influiscono negativamente sullo stato di salute della popolazione(stili di vita, ambiente di vita, e di lavoro, ecc.). Un’altra utile scomposizione una (necessità di valutare tutto in maniera specifica) dei dati relativi alla mortalità è quella per singole età è per sesso.La curva di Lexis non sarà con tutta evidenza quanti decessi, soprattutto infantili, sono stati evitati dal progresso delle condizioni di gente, sanitarie e di benessere, realizzato nell’arco di meno di 40 anni.

I dati più recenti sulla incida in tali da in relazione alle circostanze e allo stato psicofisico dimostrano che per quanto riguarda le circostanze la guida distratta, la mancata distanza di sicurezza e l’eccesso di velocità rappresentano le cause preminenti di incidenti sia in città sia fuori città; mentre lo stato di ebbrezza alcolica o il consumo di alcol, genericamente riportato, rappresentano la causa più importante di turbamento psico-fisico alla guida.

Il confondimento: I tassi di mortalità è l’incidenza di molte malattie sono in funzione dell’età e del sesso; è raro che due popolazioni abbiano esattamente la stessa composizione per quanto riguarda queste che variabili. Riportiamo di seguito un esempio fittizio che ben spiega la necessità di approfondire il problema della confrontabilita’. È indispensabile individuare eventuali fattori di confondi mento: si definiscono così le variabili che, distribuendosi differentemente nelle due popolazioni, mascherano o amplificano le reali differenze. Per valutare correttamente tali differenze bisogna operare non su tassi grezzi bensì su tassi standardizzati.

Tuttavia, è opportuno chiedersi se esistono, è quali sono, variabili che influiscono sul tasso di mortalità. Queste variabili potrebbero non essere un ugualmente distribuite nelle due popolazioni, e ciò potrebbe cambiare-anche di molto-i termini della questione. Sarà bene seguire alcuni passaggi obbligati che permettono di calcolare il tasso di mortalità non più generici, ma specifici per età. Si può scegliere la popolazione di riferimento in diversi modi. Essa può essere la popolazione nazionale, regionale o provinciale; può essere costruita facendo la somma delle due popolazioni, oppure può anche essere una delle stesse due popolazioni in studio.

La popolazione italiana nel 2000: La popolazione residente in Italia è costituita dalle persone-di cittadinanza sia italiana sia straniera-dimoranti abitualmente nel territorio della Repubblica, anche se temporaneamente assenti. Per obbligo di legger tali persone debbono essere iscritte nell’anagrafe esistente presso ciascun comune.

La dinamica della popolazione residente: Al 31 dicembre 1998 la popolazione residente risulta pari a 57 milioni di cui 27 milioni maschi e 29 milioni femmine. Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione per ripartizione geografica,205 milioni abitanti sono residenti nelle regioni del Nord da 11 milioni in quelle del centro è 20 milioni in quella del mezzogiorno.

La fecondità: A partire dagli anni 80, i principali indicatori demografici hanno modificato progressivamente la tradizionale immagine dell’Italia, vale a dire quella di un paese ad alti tassi di natalità questa trasformazione non può essere addebitata a un’improvvisa rivoluzione del comportamento riproduttivo delle donne quanto piuttosto a una sua lenta evoluzione. La forte riduzione, registratasi sin dalla fine degli anni 70, della propensione delle donne italiane a procreare ha interessato tutte le regioni italiane: determinando non solo la ben nota caduta dei livelli di fecondità ma modificando anche le caratteristiche strutturali del comportamento riproduttivo, quali l’ordine e la cadenza delle nascite. La nascita di un figlio continua a rappresentare un evento sempre più posticipato nel tempo: per il 1996 la stima dell’età media al parto è pari a 29,5 anni e risulta tra le più elevate del continente, immediatamente dopo i Paesi Bassi.

La progressiva riduzione delle nascite medie le donne italiane di imitare le scelte di fecondità a uno ho, al massimo,2 figli. Nel 1995 la regione più prolifica è risultata la campagna, con 1,5 figli per donna, seguita dalla Sicilia, con 1,46. La mena prolifica è in assoluto è, invece, risultata la Liguria con 0,92 figli per donna. Nel complesso sono ben quattro le regioni nelle quali il livello di riproduzione è al di sotto del tetto di un figlio per donna: Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, è il Friuli Venezia Giulia. Dal punto di vista territoriale il fenomeno del posticipo della maternità porta ad acuire, anziché a ridurre, le differenze tra il Nord è il sud del paese.

La nuzialità: Nel 1998 sono stati celebrati 276.570 matrimoni, con un incremento dell’1,3% rispetto all’anno precedente, arrestando di fatto una lunga fase di declino iniziata nei primi anni 80. Un confronto uno genio con i livelli di anzianità degli altri paesi europei evidenzia che il 1996, anno di minimo storico per il nostro paese, vede l’Italia ha appena sotto la media dell’Unione Europea. Il matrimonio diventa non solo un evento più raro nella vita degli italiani, ma anche più tardivo

la sopravvivenza: Il quadro è evolutivo della mortalità conferma le tendenze registrate nel corso degli anni 80 con una continua riduzione dei rischi di morte nella maggior parte delle età adulte e senili, ma anche nella prima infanzia e con un conseguente aumento della vita media. L’Italia figura nel panorama europeo come uno dei paesi più longevi. Condizioni di sopravvivenza migliori di quelle italiane siano solamente in Svezia e in sì era in Grecia e in Norvegia. L’Italia centrale risulta essere ancora la ripartizione geografica con i più alti livelli di sopravvivenza. Si conferma la controtendenza che ha visto negli anni più recenti a aumentare la mortalità per i giovani di età compresa fra i denti e i 39 anni tale fenomeno è più accentuato tre giovani di sesso maschile, di età compresa tra i 205.34 anni, residenti nelle regioni settentrionali. Le morti per ai lidi di esse, overdose e incidenti stradali sono le principali cause di questo fenomeno manifestatosi negli ultimi anni. Per la mortalità affetto e infantile, il cui livello può considerarsi uno degli indicatori delle condizioni socio economiche di una società, viene confermato il trend decrescente degli anni 70

Stili alimentari: Il pasto principale nelle famiglie italiane continua a rimanere il pranzo mentre la cena e il passo più importante della giornata solo per il 20% degli italiani. Considerando le abitudini alimentari per zona geografica si osserva che la scelta della cena come pasto principale prevale nell’Italia nord-occidentale e nell’Italia centrale. La prima colazione adeguata, cioè non solo limitata a caffè e tè, è un’abitudine che riguarda il 76% della popolazione, consolidando un comportamento Salutare, per cui si inizia la giornata assumendo un adeguato contenuto calorico e nutrizionale.

Le bevande: Il 58,8% delle persone di 14 anni è più dichiara di bere vino almeno qualche volta, i maschi nel 71% dei casi, le femmine nel 46% dei casi. L’abitudine quotidiana a bere vino è prevalentemente maschile 46,1%. Il bevitore di vino sono soprattutto gli adulti, per entrambi i sessi; prevalentemente coloro che bevono oltre mezzo litro al giorno si collocano, per i maschi, tra gli adulti della classe di età dai 55 ai 74 anni e per le femmine nella classe dai 55 ai 59 anni.

Il fumo: Nel 1997 si osserva una sostanziale stabilità della quota di persone che hanno l’abitudine di fumare. Il dato tendenziale rispetto al 1993 per i maschi mostra una progressiva e continua riduzione dell’abitudine al fumo, mentre per le donne i dati sono allineati con quelli degli anni precedenti. Anche i dati per ripartizione non evidenziano variazioni importanti nell’abitudine al fumo.

Mass media e letture: Il 95,7% della popolazione ha l’abitudine di guardare la tv. Dal 1993 al 1997 si è ridotta la quota di coloro che seguono tutti i giorni di programmi televisivi o che vedono la televisione per almeno 3 h al giorno. Leggere libri nel tempo libero è un’attività che interessa fasce crescenti della popolazione. Sono le donne a preferire la lettura dei libri. Le donne leggono un numero maggiore di libri all’anno rispetto agli uomini.

Il volontariato: L’attività del volontariato ha coinvolto in Italia nel 1997 circa 3.000.600 persone di 14 anni o più. L’entità del fenomeno presenta una discreta stabilità temporale dal 1993 a oggi. Il coinvolgimento nell’attività varia in relazione al sesso è all’età dei volontari. L’attività dell’impegno riguarda i 40% dei volontari ed è significativamente più frequente nelle donne.

 

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