Artrosi

E’ una malattia degenerativa che interessa le articolazioni. Può presentarsi in una forma primitiva legata all’invecchiamento fisiologico delle articolazioni e in una forma secondaria conseguenza di alterazioni dell’asse di carico o di altre patologie articolari.

Molteplici sono i fattori alla base di questa malattia che spesse volte è causa di gravi invalidità in una grande percentuale di anziani.

E’ una malattia degenerativa che interessa le articolazioni. Può presentarsi in una forma primitiva legata all’invecchiamento fisiologico delle articolazioni e in una forma secondaria conseguenza di alterazioni dell’asse di carico o di altre patologie articolari.

Molteplici sono i fattori alla base di questa malattia che spesse volte è causa di gravi invalidità in una grande percentuale di anziani.

E’ una malattia delle articolazioni che evolve lentamente nel tempo rispetto alle forme infiammatorie (artriti), ma che spesse volte può presentarsi in età giovanile quando sono presenti fattori predisponenti particolari: a es. una frattura di un piatto tibiale o di un cotile possono guarire ed esitare in una grave artropatia degenerativa. Spesso alla base di un’artrosi dell’anca vi sono esiti di una displasia dell’anca presente alla nascita e passata misconosciuta.

Bisogna però riconoscere che vi è anche una predisposizione ad ammalare di artrosi, ma anche il tipo di vita e l’ambiente sono fattori predisponesti importanti: ad es. è tipica nelle nostre regioni l’artrosi dell’anca, delle ginocchia e del rachide dei contadini.

L’artrosi riconosce quindi una genesi multifattoriale e pertanto non sempre è possibile attuare una terapia preventiva.

I fattori di rischio comunemente ricordati sono:età avanzata (dopo i 55 anni la prevalenza della malattia aumenta con progressione geometrica anche se l’invecchiamento di per sé non è una causa della malattia), razza e diversità della distribuzione geografica (ad es. la gonartrosi o artrosi delle ginocchia è rara nelle donne orientali), fattori genetici, sesso e fattori ormonali (nella donna in generale la malattia può avere un decorso poliarticolare e presentarsi in modo più grave (sono allo studio gli influssi degli ormoni sessuali sul trofismo della cartilagine), obesità (un aumento dell’Indice di Massa Corporea comporta un aumento del rischio relativo di artrosi soprattutto delle articolazioni portanti), fattori metabolici (alcuni dismetabolismi, iperuricemia, diabete, condrocalcinosi, ocronosi etc., si ripercuotono negativamente sull’equilibrio biochimico della cartilagine), fattori meccanici (alterazioni congenite, traumatiche o infiammatorie determinando una alterazione della morfologia strutturale articolare sono potenziali ma sicuri fattori di rischio per la comparsa di un’artrosi secondaria).

Pur essendo una malattia che può interessare tutte le articolazioni dello scheletro, essa assume una importanza particolare soprattutto quando sono impegnate articolazioni importanti ai fini della deambulazione, come il ginocchio, l’anca e il collo piede, o articolazioni importanti ai fini della vita di relazione come le mani e i polsi.

L’evidenza radiologica della malattia è presente in circa il 50% della popolazione di età compresa tra i 15 e 80 anni, tuttavia la forma clinica della malattia interessa una piccola parte circa 1/3. Ogni anno i casi di malattia sintomatica sono oltre 4 milioni.

Le dimensioni del fenomeno pertanto portano a considerare l’artrosi una malattia il cui onere socioassistenziale è molto elevato e pertanto è necessaria una particolare strategia terapeutica per attenuarne la portata degli effetti negativi indotti da essa.

Se nelle prime fasi della insorgenza di un’artrosi sarà compito soprattutto del medico di curare la malattia con opportuni farmaci, nelle fasi avanzate sarà compito del chirurgo ortopedico scegliere il momento adatto e il tipo di intervento opportuno. Le terapie dell’artrosi si possono così raggruppare nei seguenti tipi:

• Cure riabilitative ed educazionali: chinesiterapia, massoterapia.

• Cure fisiche: onde corte e micro-onde, onde lunghe (diatermia), calore diretto o irradiato, onde elettromagnetiche.

• Cure termali: balneoterapia, lutoterapia, psammoterapia.

• Terapie alternative: agopuntura, stimolazione nervosa transcutanea

• Terapie farmacologiche sistemiche: farmaci condroprotettivi, farmaci analgesici, farmaci antinfiammatori steroidei e non steroidei.

• Terapie farmacologiche locali: infiltrazioni intra-articolari, terapie topiche

• Terapie chirurgiche:

A) Interventi palliativi o di attesa: enervazioni,, tenotomie, osteotomie, resezioni, artrodesi.

B) Interventi di sostituzione protesica parziale o totale.

C) Interventi di sostituzione autoplastica di cartilagine.

L’intervento di sostituzione protesica articolare è oggi l’intervento risolutivo che viene effettuato comunemente per ridare la funzione articolare.

Le protesi oggi utilizzate sono numerosissime e hanno risentito e risentono della ricerca e dei progressi della tecnologia moderna. Oggi si utilizzano per la costruzione delle protesi particolari metalli ben tollerati e capaci di resistere per anni e anni in un organismo vivente, si tratta di leghe metalliche (cromo-cobalto-molibdeno, leghe di acciaio inossidabile, titanio); particolari sostanze plastiche sono anche utilizzate ampiamente (polietilene ad alto peso molecolare) così come particolari ceramiche.

Per facilitare la stabilità di un impianto protesico è stato molto impiegato un particolare composito (cos. cemento metacrilato) che in questi ultimi anni è un po’ abbandonato negli impianti nei soggetti giovani nei quali è preferibile applicare protesi non cementate.

Ma le problematiche sono numerose e la ricerca tecnologica continua perché la protesi articolare ideale (che dura tutta la vita di un essere umano e che non si consuma) non esiste ancora.

 

 

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