Traumatologia

In questi ultimi decenni la traumatologia della strada è diventata una delle cause principali non solo di mortalità ma di lesioni dell’apparato locomotore. Misure di protezione e di sorveglianza continua in ambito lavorativo ha ridotto invece i casi di infortuni in ambiente di lavoro.

In questi ultimi decenni la traumatologia della strada è diventata una delle cause principali non solo di mortalità ma di lesioni dell’apparato locomotore. Misure di protezione e di sorveglianza continua in ambito lavorativo ha ridotto invece i casi di infortuni in ambiente di lavoro.

L’esperienza di un Pronto Soccorso generale è fondamentale per lo sviluppo professionale di un infermiere, ma quello traumatologico è sul piano emotivo e umano unico. Spesso si tratta di persone molto giovani che in pieno benessere vedono la propria esistenza mutare a volte per banali distrazioni.

In traumatologia va distinta l’emergenza (richiede un trattamento immediato), l’urgenza (il trattamento deve essere programmato nelle prime ore dall’incidente), urgenza differita (il trattamento può essere differito anche dopo le 24 h, ma non oltre le 48h). Le lesioni che minacciano la vita dell’infortunato sono quelle che richiedono un trattamento in emergenza e tra queste una lesione vascolare di un importante vaso arterioso ha la precedenza assoluta; ma un trattamento in emergenza lo richiede anche l’intervento di reimpianto di arto.

Molto spesso si tratta di politraumatizzati che non presentano soltanto una lesione dell’apparato locomotore ma anche di altri organi cranio, addome, torace etc.. L’ammalato può presentarsi presso il Pronto Soccorso in stato di shock con i parametri vitali completamente alterati, occorrerà fare immediatamente un bilancio delle lesioni e programmare la preminenza e successione dei trattamenti.

È molto importante il trasferimento del paziente dal mezzo di trasporto con il quale è giunto in ospedale (ambulanza o auto) alla barella dell’ospedale. In linea di massima un arto fratturato dovrà essere mantenuto in trazione manuale, si dovranno evitare movimenti irregolari di lateralità e rotatori, in caso di ferite aperte si dovrà procedere ad accurata pulizia con lavaggio e detersione di sostanze estranee e disinfezione opportuna.

In generale una lesione ossea (frattura) comporta una immediata impotenza funzionale, una lesione delle parti molli cioè dei legamenti, ad es. una distorsione del collo piede o del ginocchio, può comportare una sintomatologia in due tempi: il paziente dopo l’incidente continua la sua attività ma dopo qualche ora si renderà conto dell’importanza del trauma per il danno funzionale.

Per frattura deve intendere una lesione dell’osso, completa o incompleta che sia; l’infrazione è una frattura non completa; nei bambini in cui vi è uno spesso tessuto periostale si possono avere fratture cos. a legno verde, cioè non complete. La frattura può essere chiusa o esposta a seconda se vi sia lesione delle parti molli sovrastanti l’osso: anche una lesione semplice puntiforme fa considerare aperta o esposta una frattura. Una frattura d’arma da fuoco va considerata frattura aperta e pertanto potenzialmente infetta. La frattura può essere semplice a due frammenti o pluriframmentaria, con o senza spostamento dei frammenti: a volte in caso di frattura esposta si ha perdita di alcuni frammenti di osso.

Le fratture possono essere complicate ad altre lesioni che possono accompagnarla ed avere priorità di trattamento: lesioni vascolari, nervose, capsulo-legamentose.

Ovviamente il trattamento varierà a seconda del tipo di frattura. Una frattura può interessare l’articolazione e quindi presentarsi con un grave emartro e una notevole impotenza funzionale.

In generale queste fratture sono le più gravi da curare in quanto il presupposto del trattamento dovrà tener conto di ripristinare la funzionalità articolare perduta.

Una frattura guarisce per formazione di callo osseo che inglobando i frammenti ossei li ristruttura e li salda tra loro. Tale processo è permesso dal fatto che il tessuto osseo è molto attivo da un punto di vista metabolico; anche in questo processo entrano in gioco alcune cellule (osteoblasti e osteoclasti) specifiche del tessuto. Si tratta di un processo che avviene per fasi successive a partire dall’ematoma presente nel focolaio di frattura e che vede la formazione di un tessuto prima osteoide e quindi osseo per precipitazione di sali di calcio. La guarigione di una frattura avviene in tempi diversi a seconda dell’osso interessato, a parità di efficace trattamento adottato: ad es. una frattura di gamba impiegherà 4-5 mesi, lo stesso una frattura di femore, una frattura di clavicola 40gg-2mesi, una frattura di collo piede 2-3 mesi e così via. Ma nel processo di guarigione intervengono numerosi fattori.

In questi ultimi decenni si stanno adottando sempre più tecniche chirurgiche per la terapia delle fratture.

A favore di un trattamento chirurgico sono le seguenti considerazioni:

1) Riduzione anatomica della frattura

2) Stabilizzazione della frattura sicura (osteosintesi: sintesi dell’osso)

3) Il trattamento riabilitativo può iniziare precocemente

4) Guarigione più precoce (il trattamento riabilitativo può iniziare precocemente) e reinserimento sociale più rapido.

 

A favore di un trattamento incruento sono le seguenti considerazioni:

1) Assenza di rischio di infezione (una frattura chiusa rimane chiusa)

2) Assenza di rischio anestesiologico.

 

In realtà oggi prevale ovunque il trattamento chirurgico in considerazione anche del fatto che le tecniche anestesiologiche hanno raggiunto un livello tale da garantire una buona sicurezza, molte tecniche chirurgiche sono miniinvasive, a volte le complicanze di un trattamento non chirurgico (ad es. immobilizzazione in apparecchio gessato) non sono da sottovalutare.

Una frattura scomposta va ridotta e quindi immobilizzata per ottenerne la guarigione. La guarigione (consolidazione per formazione di callo osseo) sarà tanto più rapida quanto migliore è la riduzione dei frammenti. La riduzione di questi può essere ottenuta con manovre particolari, ponendo il paziente su appositi lettini ortopedici. Una riduzione di una lussazione o di una frattura è ottenuta agevolmente nelle prime ore dall’evento traumatico, perché a mano a mano che le ore passano si stabiliscono contratture muscolari e atteggiamenti tali da essere controllati sono con anestesia locale o generale.

Esistono manovre tipiche particolari per ottenere la riduzione di una lussazione o la riduzione di una frattura: è preferibile non cimentarsi in una riduzione se non si sa quali manovre effettuare in quanto il danno che si potrebbe arrecare può risultare maggiore della lesione stessa.

L’amplificatore di brillanza che consente una scopia continua della frattura è un ausilio fondamentale per la riduzione.

Una volta ottenuta la riduzione occorre immobilizzare i frammenti nella posizione di riduzione.

Questa è ottenuta mediante confezione di apparecchio gessato (modernamente si possono utilizzare bende o strutture in materiale sintetico simil-plastico che possono sostituire anche egregiamente le vecchie e tradizionali bende gessate). Una regola generale da tenere presente è che per ottenere una immobilizzazione efficace di una frattura occorre immobilizzare essa e l’articolazione a monte e a valle di essa.

Una cattiva riduzione di una frattura e/o una non efficace immobilizzazione possono prolungare notevolmente i tempi di guarigione (ritardo di consolidazione) ovvero non portare a guarigione: si parla allora di “pseudoartrosi” della frattura. In tali casi saranno richiesti interventi particolari e strategie opportune.

Una frattura guarita con callo vizioso, con alterazione dell’asse, con limitazione funzionale articolare può comportare un impegno sanitario a volte notevole. A volte esiti a distanza di fratture articolari delle grandi articolazioni possono richiedere ulteriori interventi chirurgici che prevedono l’impianto di protesi articolari (protesi di anca, ginocchio, spalla, collo piede, gomito).

Un tempo venivano effettuati frequentemente interventi di artrodesi (cioè si procedeva chirurgicamente al blocco dell’articolazione interessata) che permetteva per lo meno di stabilizzare in buona posizione l’arto interessato dalla lesione, realizzando una funzionalità discreta.

Modernamente le protesi articolari sono preferite alle artrodesi.

 

Potrebbero interessarti anche...