Tumori Ossei

L’apparato locomotore può essere sede di tumori primitivi e secondari. In linea di massima si può dire che questi ultimi superano di gran lunga i primi e rappresentano spesso l’epifenomeno finale di una localizzazione primitiva di altri organi: polmone, mammella, prostata, reni, tiroide, apparato digerente.

L’apparato locomotore può essere sede di tumori primitivi e secondari. In linea di massima si può dire che questi ultimi superano di gran lunga i primi e rappresentano spesso l’epifenomeno finale di una localizzazione primitiva di altri organi: polmone, mammella, prostata, reni, tiroide, apparato digerente.

Va ricordato che spesse volte un’alterazione litica o una frattura conseguente ad una lesione osteolitica di un osso è il primo segno di una manifestazione neoplastica la cui localizzazione primitiva sfugge alle comuni indagini di laboratorio. A volte il tumore primitivo può evidenziarsi clinicamente dopo mesi dalla localizzazione secondaria ossea.

Il tumore osseo primitivo per eccellenza è l’osteosarcoma. Può interessare ogni osso dello scheletro ma più frequentemente le ossa lunghe e la sede vicina alle cartilagini fertili: ginocchia, gomito, parte prossimale dell’omero etc. In genere si manifesta in età giovanile ma è interessata anche l’età adulta e avanzata.

La malattia si manifesta con dolore vivo, acuto, puntorio accompagnato a impotenza funzionale notevole e rapidamente ingravescente. L’esame radiografico può dare aspetti morfologici caratteristici (sole radiante caratterizzato da spicole ossee, aspetto a cipolla etc) che da soli possono far porre già la diagnosi con esattezza.

Ma il vero momento ai fini diagnostici è quello di porre indicazione per una rapida e opportuna biopsia ossea che sola ci potrà indirizzare verso la diagnosi esatta.

Una volta posta la diagnosi si impone il trattamento che richiede la conoscenza approfondita dell’argomento. Modernamente soltanto seguendo l’applicazione di opportuni protocolli di terapia si può modificare l’evoluzione infausta della malattia. In presenza di una diagnosi di osteosarcoma accedertata alla biopsia è opportuna una stadiazione della malattia programmando gli opportuni accertamenti di laboratorio: TAC, Risonanza Nucleare Magnetica, arteriografia, Scintigrafia etc.

Il trattamento dell’osteosarcoma richieda una competenza multidisciplinare in cui l’ortopedico, il radiologo, l’anatomo-patologo, l’oncologo rivestono tutti un ruolo importante.

Il trattamento classico moderno comprende dopo la diagnosi certa, la sterilizzazione mediante chemioterapia di eventuali focolai a distanza (marcatamente polmonari); oggi possediamo farmaci potenti ed efficaci che distruggono eventuali nidi di cellule neoplastiche, ma sono anche in grado di delimitare la lesione primitiva ossea necrotizzandone la periferia e facilitando l’opera del chirurgo che dovrà asportare la lesione.

Tale trattamento combinato farmacologico-chirurgico-farmacologico (radiante) ha migliorato sensibilmente la sopravvivenza di questi ammalati (dopo 5 anni si può vantare una sopravvivenza di oltre il 60%). Pertanto oggi non hanno più significato gli interventi di amputazione e disarticolazione se non in casi particolari. Questi non modificano la sopravvivenza.

Affianco all’osteosarcoma vanno ricordati altri tumori primitivi dello scheletro, meno aggressivi di quello ma che hanno una importanza ai fini funzionali e chirurgici: tumore a cellule giganti (a malignità locale, ma che può dare in alcuni casi metastasi polmonari), osteoblastoma, condrioma.

L’esostosi è un tumore benigno che può presentarsi soprattutto a carico delle ossa lunghe, ma anche di alcune ossa piatte (ad es. scapola). In genere l’accrescimento è lento nel tempo e molto spesso il riconoscimento viene effettuato in età adolescenziale: l’esostosi si accresce fino a termine di accrescimento. Può dare fastidi locali se comprime un nervo o un vaso arterioso o impedisce dei movimenti, in tali casi la exeresi chirurgica è risolutiva.

L’osteoma osteoide è una lesione ossea che interessa in genere le ossa lunghe (femore, tibia, omero etc.), ma può interessare anche ossa corte (vertebre, calcagno etc.). In realtà pur essendo inquadrato nel capitolo dei tumori dello scheletro non è a rigor di termini un vero tumore, ma deve essere considerato come una lesione flogistica-irritativa dell’osso, la cui eziopatogenesi rimane sconosciuta. La caratteristica di questa alterazione è che dà dolore a volte irradiato, che rimette tipicamente con l’aspirina (o altro analgesico). A volte la diagnosi non è precoce, perchè non è precoce la identificazione radiografica della lesione. La cura è attualmente solo chirurgica.

Il ruolo dell’infermiere nei confronti di ammalati affetti da neoplasie (soprattutto se gravi) è particolarmente delicato e basato non solo sulla competenza professionale, ma anche e soprattutto sul comportamento di recettività umana, di comprensione dei problemi, di terminologia, di prospettive di vita. Molto spesso si tratta di malati che provengono da esperienze chirurgiche molto dolorose e che una serie notevole di accertamenti ha debilitato. A volte è difficile una semplice endovenosa per mancanza di vene idonee, a volte i dolori sono tali da turbare la serenità quotidiana.

La partecipazione empatica con tali ammalati può rientrare in un programma di terapia che assume molto più valore rispetto a terapie tradizionali a volte del tutto inefficaci.

 

 

 

 

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