Case Management

Significato del termine Case Management

Per comprendere il significato del concetto di case management basta analizzare singolarmente i due termini: case è una parola che deriva dalla tradizione medico clinica centrata sulla necessità di prestare le cure alla singola persona sofferente, management invece è una parola “derivante” da una cultura più moderna che esalta la necessità di organizzare e gestire un programma che permetta di sistematizzare gli interventi nei confronti della persona sofferente.

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Chi è e di cosa si occupa il Case Manager?

In base a tali definizioni il case manager letteralmente è il coordinatore/gestore del caso clinico, è chi si fa carico del percorso individuale di cura della persona malata e del suo nucleo di appartenenza, divenendo responsabile dell’effettiva continuità del percorso stesso.
Il case manager opera, infatti, per soddisfare tutte le esigenze del paziente, intervenendo nei rapporti che egli ha con la famiglia, i vicini, le istituzioni ed anche il personale medico in tal modo egli è come se monitorasse il percorso clinico del paziente diventando garante dei suoi servizi e facilitando la comunicazione del paziente e il personale sanitario o pubblico.

Il compito del Case Manager

Apparentemente il case manager può sembrare un compito superfluo e privo di significato per il paziente ma in realtà egli svolge un ruolo molto delicato e molto importante per un paziente. Grazie al case manager oggi si evita quella frammentazione e disgregazione assistenziale, si evita la mancata corrispondenza fra bisogno dell’utente e servizio progettato, si evita la mancata comunicazione tra paziente e personale medico, tra paziente e istituzioni pubbliche e tante altri piccoli problemi derivanti dal fatto che la “presa in cura del paziente” non era effettuata né dal medico, né dai servizi sociali per cui il mondo dell’utente era tutt’altro rispetto al mondo della sanità.

Il case manager non entra nel merito delle terapie impartite dai medici, piuttosto garantisce il corretto sfruttamento delle risorse e un adeguato progetto clinico in base ai bisogni dell’utente, per cui promuove la qualità e la realizzazione degli obiettivi prefissati: ottimizzazione e continuità dell’assistenza erogata, innalzamento della qualità della vita del paziente.  Il Case Manager opera negli Ospedali e nelle ASL, presso i Servizi Sociali dei Comuni e in tutte le iniziative di carattere sociale e sanitario che prevedono una collaborazione tra le varie forze del territorio.

Tipologie di case manager

Vi sono tre diversi modelli di case manager: Ospedaliero, Ospedale/comunità, comunità

Case manager ospedaliero

Nel contesto ospedaliero, il case manager coordina servizi per pazienti ad alto rischio e facilita il passaggio tra servizi e reparti.

Case manager ospedaliero/comunità

Il case manager di Ospedale/comunità, lavora con pazienti ad alto rischio favorendo il passaggio tra ambienti di cura per acuti e per la lungodegenza.

Case manager di comunità

Nel contesto contesto di comunità, il case manager lavora nelle case dei pazienti e facilita i collegamenti con i servizi della comunità.

I vantaggi che ha portato il case manager in campo sanitario

Se volessimo puntualizzare i vantaggi che comporta la nuova figura in campo sanitario del case manager, pur non essendo né un medico né uno psicoterapeuta assistenziale dovremmo tener presente le seguenti caratteristiche:

  • Accessibilità: maggiore utilizzo dei servizi da parte degli utenti.
  • Continuità: superamento della parcellizzazione dei trattamenti.
  • Coordinamento: reciproca conoscenza e integrazione degli interventi socio – sanitari.
  • Flessibilità: maggiore possibilità di modificare il trattamento in base all’evoluzione delle condizioni dell’utente.
  • Efficienza: riduzione dei costi, senza compromettere la qualità dei servizi.

Queste caratteristiche implicano che il case manager debba ricoprire allo stesso tempo un ruolo clinico perché egli deve essere in grado di raccogliere i dati del paziente, conoscere la relazione terapeutica e monitorare il percorso di cura del paziente; un ruolo manageriale perché deve essere in grado di formulare un piano, un progetto in cui si coordinino le risorse in funzione dei bisogni; un ruolo finanziario perché deve essere a conoscenza delle disponibilità economiche del paziente e operare in funzione dell’efficienza.

Le varie fasi di approccio del case manager

Compresa la funzione del case manager, adesso cerchiamo di comprendere come avviene il processo di case management: la prima fase è quella di aggancio, fase molto delicata in cui l’utente è ancora chiuso e l’aggancio è il primo passo verso la costruzione di un rapporto di fiducia tra il case manager e l’utente. Superata la fase di aggancio vi è la costruzione della relazione in cui appunto si instaura un solido rapporto tra l’utente e il case manager, rapporto appunto basato sulla fiducia.

La terza fase è quella dell’accertamento multidimensionale circa l’utente e i suoi  familiari, in questa fase il case manager è tenuto a raccogliere i dati e conoscere meglio il paziente, ad esempio sapere se fa uso di sostanze, se ha problemi psicologici, problemi legali o di lavoro, in che rapporto è con i familiari. In base a questa analisi il case manager stabilisce se il paziente rispetta i criteri per essere incluso o preso in carico o escluso.
I criteri di inclusione sono numerosi, tra questi ricordiamo i principali: alte riammissioni in ospedale, bassa qualità di vita, difficoltà di gestione all’interno dei servizi, incapacità a gestire la vita quotidiana; i criteri di esclusione è principalmente uno solo: una grave disabilità intellettuale del paziente, questo non consentirebbe dialogo e comunicazione tra le due figure per cui il case manager non avrebbe modo di svolgere il suo compito. Una volta incluso il paziente, il case manager definisce gli obiettivi, o meglio formula un piano e lo negozia con il paziente, comunica il piano ai membri del team e ai familiari.

In questo piano di trattamento è previsto un team che si preoccuperà globalmente dell’utente intervenendo su tre livelli:
– Ambiente: garanzia i collegamenti tra i servizi pubblici e i rapporto tre questi e l’ospedale.
– Contesto dell’utente: continua informazione tramite colloqui familiari e monitoraggio dei servizi ai quali è sottoposto il paziente.
– Utente: colloqui individuali atti a conoscere i bisogni e provvederli.

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